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        Dietro di noi il Piccolo Lagazuoi con il rifugio. Procediamo con calma, rapiti dallo scenario che la natura ci offre. Osserviamo ancora le Cime di Fanis, dalle quali emergono la Cima Fanes di Mezzo e la Torre Fanes. |
        Seguiamo la testata della valle verso il Col dei Bos; il Castelletto ora si stacca nettamente dalla Tofana di Rozes, alla quale sembrava attaccato. Il Gruppo di Fanis, si staglia verso il cielo azzurro con le sue policrome pareti illuminate dal sole, mentre ai suoi piedi scendono bianchi ghiaioni e massi di roccia. |
      Qua e là resistono ancora dei nevaietti che alimentano, con la loro acqua di fusione, qualche ruscello limpido che gorgoglia timidamente. Guardando verso il Castelletto, ora ben visibile con la sua particolare struttura, emerge al di là la mole piramidale dell'Antelao. |
      Attraversiamo una zona di massi e blocchi rocciosi, interrotti da chiazze di verde, e con qualche resto di ricoveri militari. Rivolgendo ancora lo sguardo all'indietro, cambia un'altra volta la prospettiva: emergono in lontananza i profili inconfondibili della Croda da Lago, dei Lastoi del Formin e del Pelmo. |
      Un masso isolato, più grande degli altri, sembra atteggiarsi a sentinella che vigila sull'alta Val Travenazes per mantenere la pace e il silenzio. Scendiamo per dossi ed avvallamenti erbosi puntando verso il Cason de Traenanzes, che intravediamo in basso, in mezzo ad una conca verde, silenzioso e non più allietato dallo scampanio e dai belati degli animali al pascolo. |
    In basso la valle si allarga occupata dal largo e bianco letto ghiaioso del Rio Travenanzes, che scorre quasi pianeggiante tra le alte e ripide pareti. |
    La prospettiva dei monti e l'alternarsi dei colori cambia in continuazione: al verde dei pascoli si alterna il rosso del terriccio franato, mentre le rocce, illuminate dal sole evidenziano le loro forme. |
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