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 Il
sentiero è molto ripido e segue la linea di massima pendenza, un po'
nascosto dalle foglie e quindi dobbiamo seguire attentamente i segnavia sugli
alberi. Saliamo il ripido costone in mezzo a un bosco misto di faggi, frassini
e cembri. A quota 1086 metri circa una scritta rossa sulla roccia indica la
Forca Bassa, verso la quale siamo diretti. L'erto pendio ci costringe a diverse
soste per riprendere fiato; a quota 1152 metri un breve pianoro ci concede
un po' di pausa (2 ore).
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 Proseguiamo
in salita, mentre sotto di noi, sulla sinistra, si elevano le pareti che racchiudono
la Val Calastra. Ogni tanto si apre qualche balcone panoramico verso il lago
e lo Spiz Gallina.
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 Un
ultimo strappo e raggiungiamo la Radura del Col de le Sterpe (2 ore e 40 minuti),
colorita dai cespugli di erica.
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  Il
sentiero ora prosegue su una stretta crestina che divide la Val Calastra
a sinistra da una valle laterale della Val Zopa a destra. Cominciamo a
intravederele Cime di Pino e il Col Nudo alla nostra destra. Il sentiero
prosegue quasi pianeggiante, tagliando lungamente il pendio; la traccia
è appena segnata e procedere diventa faticoso. Un canalino pieno
di neve ci richiede un po' di attenzione.
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  Nell'ultimo
tratto il sentiero diventa più comodo e, dopo un ultimo breve strappo,
ci porta sulla Forca Bassa (2 ore e 50 minuti). Poco più in basso si
trova una misera capanna in lamiera con la scritta: primo club del maggiociondolo.
In basso, invece, vediamo Casera Ditta e la Val Mesaz. Dopo una breve pausa,
riprendiamo la via del ritorno fino al parcheggio della diga (1 ora e 55 minuti).
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